MASSIMO BOTTURI – PIRATI

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Massimo Botturi ©
PIRATI
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Opera pittorica di Edgar Caracristi ©

Denis Azabagic / Prelude 4, Heitor Villa Lobos

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PIRATI©  di Massimo Botturi
  da qui: https://massimobotturi.wordpress.com/2017/08/13/pirati/

Maria era sempre incinta.
Gridava come i corvi tra gli alberi
a noi tutti, venuti a far la conta
in quell’angolo di casa
da dove usciva odore di arrosto, e rosmarino.
Le ho vedute
le isole ancorate più a largo di Milano
i caseggiati mezzi scrostati, e poi i ponteggi
mangrovie dove uomini nudi vecchio Sud
tingevano le mura di cielo.
Ho visto i mari
i suoi caleidoscopi nel pozzo
e seppellito, nel cuore di un’amica la mappa del tesoro.
Son stato capitano di spada e di robinia
spesso solo, fino al tramonto d’ogni speranza
d’ogni indugio.
Ho fatto buona pesca di api e di mosconi
in laghi di mastelli di zinco. E avuto figli
sparati per il mondo come rondoni bianchi.
Ho amato donne in porti d’Oriente
e seta, e spezie
catene per remare fino alla consunzione.
Amanti più segrete di me, e ne ho goduto
piangendole svuotando le tasche ai poliziotti
a certi mal mostosi viziati di città
venuti per vedere noi poveri, Pirati.
Bendati alle brutture del mondo
generosi, quando si tratta di fare tardi.
Ho avuto male
dissenterie da dodici mesi, febbri gialle
ragazze azzurre senza mutande
preti e ostie; timore solamente di Dio
e di morte scura. Quella che prese Peppino
un dì di marzo
dopo aver tanto tossito e poi pregato
che mamma lo venisse a pigliare.
Si, vi giuro
vi giuro che ho condotto anche io grandi velieri
nel ventre di un cortile assolato dell’infanzia.

Salvatore Quasimodo – Uomo del mio tempo – “Hai ucciso ancora, come sempre…”

registrazione del 3 marzo 2017

 

attentato-barcellona

Barcelona, hoy

Salvatore Quasimodo
Uomo del mio tempo
da : “Giorno dopo giorno”
Mondadori /Collana I poeti dello “Specchio”
Febbraio del 1947
con introduzione di Carlo Bo.

Lettura di Luigi Maria Corsanico 

Immagini da Aleppo bombardata

Bruno Maderna: Requiem, per soli, coro e orchestra (1946)

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Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Guy de Maupassant – Solitudine

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registrazione del 3 giugno 2016

 

Guy de Maupassant
Solitudine
(·Solitude, dans Le Gaulois, 31 mars 1884·1886 – Solitude, dans le recueil Monsieur Parent)
Racconti e novelle, «I millenni» in 3 volumi, Torino: Einaudi editore (trad. Gioia Angiolillo Zannino, Viviana Cento, Ornella Galdenzi e Clara Lusignoli), 1968.
Interpretato da Luigi Maria Corsanico

Tutte le immagini sono di proprietà dei rispettivi autori.
Fotografie:
Gyula Halász, conosciuto con lo pseudonimo di Brassaï (Brașov, 9 settembre 1899 – Èze, 8 luglio 1984)

Erik Satie: Gymnopedie 1,2,3 Gnossienne 1,2,3,4
Pascal Roge: Piano

Eugenio Preta – Mi soffoca il vento dal lido

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registrazione del 4 gennaio 2016

Eugenio Preta
Mi soffoca il vento dal lido ©
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Max Reger
Kleine Romanze
Laura de Lange, piano & Jascha Albracht, cello.

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Mi soffoca il vento dal lido
e affanna
mulinelli d ‘acque
sullo scoglio
Invincibile all’onda
e quando spira ancora stagione
ai ritorni avvezza,
nelle assenze confermate
dal tempo implacabile,
E tracce ormai smarrite
si tuffano
nella sabbia dei bassi fondali
tra gli scalmi alla marina ,
E odori di arance e ombre di sicomori
Indovino
dove cauto avanza il piede
tra pietre ribollenti di salnitro
e danze di piazze deserte
nel silenzio infinito
di nuvole ancora basse
all’orizzonte calante di luce.

Marcello Comitini – Posso chiudere gli occhi

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A Marcello, con affetto grande!        

da qui:  https://marcellocomitini.wordpress.com/2017/08/07/posso-chiudere-gli-occhi/

Marcello Comitini
Posso chiudere gli occhi ©

Lettura di Luigi Maria Corsanico

J.S. Bach:Sarabande Violin Partita No.2 in D minor BWV 1004
Alina Ibragimova

Odilion Redon, Evocazione di farfalle

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Marcello Comitini
Posso chiudere gli occhi ©

I
Non voglio vivere come vivono i ciechi
che pregano il sole senza averlo visto
e credono che Dio sia il raggio che li carezza
saggiandone tepore morbidezza e languore.
Temono il silenzio come temono il rumore
sentono nel vento lo schiaffo della natura
e nella tempesta la condanna di Dio.
Toccano l’acqua come un essere immondo
che striscia e li avvolge con viscide spire
e sentono la terra un rifugio sicuro
un guanciale per ascoltare i battiti del cuore.

Non voglio vivere come vivono i sordi
che percepiscono il cuore toccandosi il polso
e guardano le vene sul dorso della mano
chiedendosi se il sangue è un fiume che rumoreggia.
Vedono nelle labbra della persona amata
schiudersi il vermiglio sull’alabastro dei denti
e non sapranno mai se la luce che brilla
è un sorriso schietto o un’ironica smorfia.
Guardano all’orizzonte tra fiammate di nuvole
il sorgere del sole, l’uragano che nasce
e divampa negli occhi assetati di musica
il desiderio ansioso di una memoria antica.

Non posso vivere come vivono i muti
che hanno la gola cieca e sorda la bocca
che assorbono come spugne il soffio della vita
e si gonfiano come otri senza vie di fuga.
Zampogne senza bordoni, tamburi senza suoni,
eseguono con i gesti pentagrammi di musiche
e parole che mai leniranno il cuore.

II
Posso chiudere gli occhi come fanno
tutti i poveri al mondo, i cenciaioli,
con orecchie tappate e labbra strette
per non sentire le voci che osannano
al Dio che tutto suo malgrado perdona,
per non gridare il dolore che morde
i sogni acciambellati in fondo alla coscienza.

Voglio morire come muoiono coloro
che vivono spingendo carrelli della spesa
colmi di stracci e di speranze miserabili.
Coloro che, lungo strade di scaffali vuoti,
lungo corsie di case spente e tutte uguali,
annegano nel vino che fa dolce il rossore
piagnucoloso delle loro facce.

Chiuderò gli occhi, serrerò le orecchie.
Con le viscere piene del fuoco del liquore
mi stenderò supino lungo spiagge deserte
e guarderò le stelle chiuse nel mio cuore.
Ascolterò le onde che mi lambiscono la mente
e quando all’orizzonte s’infiammeranno i soli
chiederò alle farfalle, vanesse, colie, brintasie,
di coprirmi gli occhi e da dolci amiche
bere le lacrime che scorreranno
involontarie sul mio viso.

 

Pablo Neruda – Farewell

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Pablo Neruda (1904–1973)
Crepusculario
(1919)
FAREWELL Y LOS SOLLOZOS

Leído por Luigi Maria Corsanico
Imagen: Tina Modotti
Astor Piazzolla: Tango apasionado

 

SANTIAGO.1923
En agosto de 1923 aparece “Crepusculario”, publicado por Ediciones Revista Claridad. Es el primer libro de Neruda, publicado cuando el poeta tenía 19 años.
La obra motivó una inmediata atención del público y la crítica, siendo elogiado, entre otros, por Pedro Prado, Raúl Silva Castro y Alone.
Fue el propio Neruda quien costeó la impresión de Crepusculario, debiendo poner en ello algo más que dinero y voluntad. Juntando centavos, empeñando algunas de su pocas posesiones, y obteniendo al fin un pequeño préstamo del crítico Alone, el libro consigue salir a luz.
Es en este libro en donde aparece “Farewell”, tal vez el poema más popular y recitado de Neruda.

FAREWELL

1
DESDE EL FONDO de ti, y arrodillado,
un niño triste, como yo, nos mira.

Por esa vida que arderá en sus venas
tendrían que amarrarse nuestras vidas.

Por esas manos, hijas de tus manos,
tendrían que matar las manos mías.

Por sus ojos abiertos en la tierra
veré en los tuyos lágrimas un día.
2
YO NO LO quiero, Amada.

Para que nada nos amarre
que no nos una nada.

Ni la palabra que aromó tu boca,
ni lo que no dijeron las palabras.

Ni la fiesta de amor que no tuvimos,
ni tus sollozos junto a la ventana.
3
(AMO EL AMOR de los marineros
que besan y se van.

Dejan una promesa.
No vuelven nunca más.

En cada puerto una mujer espera:
los marineros besan y se van.

Una noche se acuestan con la muerte
en el lecho del mar.
4
AMO EL AMOR que se reparte
en besos, lecho y pan.

Amor que puede ser eterno
y puede ser fugaz.

Amor que quiere libertarse
para volver a amar.

Amor divinizado que se acerca
Amor divinizado que se va.)
5
YA NO SE encantarán mis ojos en tus ojos,
ya no se endulzará junto a ti mi dolor.

Pero hacia donde vaya llevaré tu mirada
y hacia donde camines llevarás mi dolor.

Fui tuyo, fuiste mía. Qué más? Juntos hicimos
un recodo en la ruta donde el amor pasó.

Fui tuyo, fuiste mía. Tu serás del que te ame,
del que corte en tu huerto lo que he sembrado yo.

Yo me voy. Estoy triste: pero siempre estoy triste.
Vengo desde tus brazos. No sé hacia dónde voy.

…Desde tu corazón me dice adiós un niño.
Y yo le digo adiós.

Odisseas Elitis – Sole il primo / I

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Sole il Primo/I – Odisseas Elitis
(Traduzione di Nicola Crocetti)
da “Odisseas Elitis, Sole il Primo”, “Quaderni della Fenice” Guanda, 1979

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Paul Klee, Ad Parnassum, 1932

Johannes Brahms
Intermezzo in B-flat minor, Op. 117 No. 2 (excerpt)
Grigory Sokolov, piano

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I

Non la so più la notte, tremenda anonimia di morte
Una flotta di stelle approda al porto del mio cuore.
Espero, sentinella, risplendi accanto alla celeste
Brezza di un’isola che mi sogna
Mentre annuncio dall’alto dei suoi scogli l’alba
I miei occhi ti fan solcare il mare abbracciato
Alla stella del mio cuore più vero: Non la so più la notte.

Non li so più i nomi di un mondo che mi rifiuta
Leggo conchiglie foglie e stelle chiaramente
Per le vie del cielo superflua m’è l’inimicizia
A meno che sia il sogno a guardarmi ancora
Percorrere lacrimando il mare dell’immortalità
Espero, sotto la curva del tuo fuoco d’oro
Non la so più la notte che sia solo notte.

BUKOWSKI – POESIE

In attesa di nuovi tentativi di lettura… ri-pubblico …

Ad alta voce / En voz alta

Charles Bukowski
Lettura di Luigi Maria Corsanico

“La casa”, da: It Catches My Heart in Its Hands (Poems 1955-1963)
“Il pescatore”, da: Burning in Water, Drowning in Flame (Poems 1972-1973)
“Classici”, da: Bone Palace Ballet (As young as we were ever going to get)
“1813-1883”, da: You Get So Alone at Times That It Just Makes Sense
“Splash”, da: Betting on the Muse: Poems & Stories
“La tragedia delle foglie”, da: It Catches My Heart in Its Hands (Poems 1955-1963)

Archie Shepp, Blue in Gree
Alone Together

Cecil Taylor, Conquistador

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