Copihues en otoño

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Carissime/i amiche e amici,
Sono già tre settimane che non pubblico nulla, ma la mia situazione psico-fisica limita assai la mia volontà. Mi dispiace di non poter passare molto tempo qui seduto al mio vecchio personal fisso, che risente anch’esso dell’età e degli acciacchi, soprattutto di memoria, costringendomi ad attendere anche qualche minuto prima di aprire una pagina web.
Purtroppo la fibromialgia che mi affligge, nonostante i farmaci, rende ancor più penose le sedute dal dentista, che si sta divertendo a cavarmi i denti che la malvagia piorrea ha deciso di esiliare dal luogo natio…
Vorrete quindi benevolmente perdonare la mia latitanza forzata e di questo vi ringrazio.
Nel blog “La poesia e lo spirito” il caro amico Fabrizio Centofanti pubblica mie registrazioni recenti e meno e lo ringrazio di cuore, come pure ringrazio coloro che pubblicano sulle loro pagine i miei video, mi rallegra molto sapere di essere gradito, essendo poi così lontano fisicamente, con tutta la nostalgia che accompagna le mie giornate, questo “calore” umano fa davvero bene. Grazie!
Vi lascio per ora con questo “scatto” da casa mia: i fiori del copihue in autunno, con il loro magico colore, allietano l’animo.
Un lungo abbraccio! ¡Abrazos!
LuigiMaria

FEDERICO GARCÍA LORCA

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Purtroppo per un periodo, che non so quanto durerà, non potrò leggere ad alta voce, causa una severa piorrea, con conseguente estrazione di qualche dente e successivo impianto. Speriamo bene. Ripropongo il Llanto, nella traduzione e in lingua originale. L’ascolto è davvero impegnativo, data la lunghezza e la drammaticità, recitato da famosi attori e declamatori. Ovviamente, come dice il buon Diego, le mie letture non sono professionali e non aggiungo nulla alla fama del poema, solo un mio modesto ma appassionato omaggio al Poeta Universal. Grazie e un caro saluto! ¡Muchas gracias por compartir! LuigiMaria

FEDERICO GARCÍA LORCA
LAMENTO PER IGNACIO SÁNCHEZ MEJÍAS
(1935)

Traduzione di Carlo Bo (1938)

Voce recitante: Luigi Maria Corsanico

Joaquín Rodrigo
Concierto de Aranjuez (Adagio)
Narciso Yepes

Federico García Lorca

Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935)
Leído por Luigi Maria Corsanico

Isaac Albéniz, Asturias
Eva León (violin)

Joaquín Rodrigo
Concierto de Aranjuez (Adagio)
Narciso Yepes

Pablo Neruda – Bella

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Pablo Neruda – Bella (El amor)
Los versos del capitán. Nápoles, Imprenta “L’Arte Tipográfica”.
Fue publicado por primera vez de manera anónima en Italia en 1952
Voz y piano: Luigi Maria Corsanico

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BELLA,
como en la piedra fresca
del manantial, el agua
abre un ancho relámpago de espuma,
así es la sonrisa en tu rostro,
bella.

Bella,
de finas manos y delgados pies
como un caballito de plata,
andando, flor del mundo,
así te veo,
bella.

Bella,
con un nido de cobre enmarañado
en tu cabeza, un nido
color de miel sombría
donde mi corazón arde y reposa,
bella.

Bella,
no te caben los ojos en la cara,
no te caben los ojos en la tierra.
Hay países, hay ríos
en tus ojos,
mi patria está en tus ojos,
yo camino por ellos,
ellos dan luz al mundo
por donde yo camino,
bella.

Bella,
tus senos son como dos panes hechos
de tierra cereal y luna de oro,
bella.

Bella,
tu cintura
la hizo mi brazo como un río cuando
pasó mil años por tu dulce cuerpo,
bella.

Bella,
no hay nada como tus caderas,
tal vez la tierra tiene
en algún sitio oculto
la curva y el aroma de tu cuerpo,
tal vez en algún sitio,
bella.

Bella, mi bella,
tu voz, tu piel, tus uñas
bella, mi bella,
tu ser, tu luz, tu sombra,
bella,
todo eso es mío, bella,
todo eso es mío, mía,
cuando andas o reposas,
cuando cantas o duermes,
cuando sufres o sueñas,
siempre,
cuando estás cerca o lejos,
siempre,
eres mía, mi bella,
siempre.

Federico García Lorca – Ritmo de otoño

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Equinoccio de Otoño (Hemisferio Sur)

Ad alta voce / En voz alta

Federico García Lorca
Ritmo de otoño (1920)
Libro de poemas

Leído por Luigi Maria Corsanico

Capricho Arabe – Francisco Tárrega
Evangelos Assimakopoulos, guitarra

Pinturas de Van Gogh y Monet

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Ritmo de otoño

a Manuel Angeles

Amargura dorada en el paisaje.
El corazón escucha.

En la tristeza húmeda
el viento dijo:
«Yo soy todo de estrellas derretidas,
sangre del infinito.
Con mi roce descubro los colores
de los fondos dormidos.
Voy herido de místicas miradas,
yo llevo los suspiros
en burbujas de sangre invisibles
hacia el sereno triunfo
de amor inmoral lleno de Noche.
Me conocen los niños,
y me cuajo en tristezas.
Sobre cuentos de reinas y castillos,
soy copa de luz. Soy incensario
de cantos desprendidos
que cayeron envueltos en azules
transparencias de ritmo.
En mi alma perdiéronse solemnes
carne y alma de Cristo,
y finjo la tristeza de la tarde
melancólico y frío.
El bosque innumerable.

Llevo…

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Federico García Lorca – Ritmo d’autunno

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Equinoccio de Otoño (Hemisferio Sur)

Ad alta voce / En voz alta

Federico García Lorca
Ritmo d’autunno (1920)
Libro de poemas, Suites
A cura di Claudio Rendina
Newton Compton editori
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Heitor Villa-Lobos
Preludi 4-5
Evangelos Assimakopoulos, chitarra

Dipinti di Van Gogh e Monet

Ritmo d’autunno

a Manuel Angeles

Amarezza d’oro del paesaggio.
Il cuore ascolta.

Nell’umida tristezza
il vento disse:
«Sono tutto di stelle liquefatte,
sangue dell’infinito.
Col mio attrito metto a nudo i colori
dei fondali addormentati.
Me ne vado ferito da mistici sguardi,
e porto i sospiri
in bolle invisibili di sangue
verso il trionfo sereno
dell’amore immortale pieno di Notte.
I bambini mi conoscono,
e mi riempio di tristezza.
Per le fiabe di regine e di castelli
sono coppa di luce. Sono turibolo
di splendidi canti
che scesero avvolti in azzurre
trasparenze di ritmo.
Nella mia anima si persero
solenni corpo ed anima di Cristo,
e fingo la tristezza della sera
freddo e malinconico.

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Pierluigi Cappello – I vostri nomi

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Pierluigi Cappello – I vostri nomi
da “Mandate a dire all’imperatore“, Crocetti Editore, 2010
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Vivaldi – Concerto No.3 ‘L’Autunno’ Adagio Molto
Le Quattro Stagioni
I Musici, Pina Carmirelli

Immagini dal web di proprietà degli Autori

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Ieri sono passato a trovarti, papà,
la luce in questi giorni non è tagliata dall’ombra
negli alberi senza vento c’è l’odore secco dell’aria
per come posso, ti ho portato il racconto dei temporali,
l’odore di inverno sulle tempie
a Chiusaforte è nevicato, nevica sempre
e le fontane sono ghiacciate
penso, per qualche momento, che tu sia ancora lassú
ad accatastare legna con cura
e non in luoghi come questi
la casa di riposo con la pista per le bocce
dove state raccolti come le foglie nel parco
uniti nell’attesa, lontani dalle città assediate.
Dicevate domani, dicevate questo è il figlio
e con il silenzio del fischio nella bufera
i vostri nomi sono andati via
voi che siete stati popolo e ombra
remissione e forza
il tuo nome, papà, e quello di Bruno, che non era un’antilope
e tirava sassate al pettirosso sul ramo piú alto
o quello di Giordano, o quello di Cesare, o quello di Alfredo, l’artigliere
o quello di quelli che, come te, sono stati bambini
che hanno detto domani.
E adesso non è troppo dire
quanto poche sono le foglie cadute
sui giorni di novembre
per dire cos’è l’inverno negli occhi mentre viene
tutto il poco possibile è qui,
nei vostri corpi piegati come l’ulivo
sulle vostre facce di monete graffiate
in questo spazio, in questo tempo confusi
come il cielo e la terra quando nevica,
e se c’è un’uscita, papà, anche se non posso dire domani,
la sua luce sulla soglia
è questo stare dei tuoi occhi dentro i miei
questo pensarvi vivi, liberi e scalzi
le tasche piene di sassi, la memoria di voi
che trema in noi
come una stella incoronata di buio.

È morto Derek Walcott, Nobel Letteratura

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Derek Walcott

 

da :http://www.ilpost.it/2017/03/17/derek-walcott-morto/

Derek Walcott, poeta e drammaturgo santaluciano e premio Nobel per la Letteratura nel 1992, è morto oggi a Cap Estate, sull’isola di Santa Lucia, a 87 anni. Il suo lavoro più famoso è Omeros, un poema epico di 300 pagine pubblicato nel 1990, che traspone la storia e i personaggi dell’Odissea di Omero a Santa Lucia, tra pescatori e un autista di taxi, ripercorrendo allo stesso tempo la storia del colonialismo e la tratta degli schiavi nei Caraibi. William Grimes lo racconta sul New York Times dicendo che la sua «poesia di metafore intricate ha catturato la bellezza fisica dei Caraibi, l’eredità del colonialismo e le complessità di vivere e scrivere in due mondi culturali».

L’opera di Walcott ruota soprattutto attorno alla definizione dell’identità caraibica e del suo denso e difficile multiculturalismo: lui stesso veniva da una famiglia di origini africane ed europee, come racconta nella poesia The Schooner Flight.

«I’m just a red nigger who love the sea,
I had a sound colonial education,
I have Dutch, nigger, and English in me,
and either I’m nobody, or I’m a nation»

«Sono solo un nero caraibico che ama il mare
ho avuto una solida istruzione coloniale
in me c’è dell’olandese, del nero, e dell’inglese
e o sono nessuno o sono una nazione»

La difficoltà di far parte di mondi diversi e contrastanti viene fuori continuamente, nell’opera e nella vita di Walcott, come quando fu duramente criticato dal movimento dei diritti civili afroamericani delle Pantere nere per aver scritto soprattutto in inglese anziché in creolo, la lingua di Santa Lucia: «Non ho nessuna nazione se non l’immaginazione. Dopo l’uomo bianco, anche i negri non mi vogliono», commentò lui.

Il tema dell’identità e la volontà di costruirsi un canone letterario personale si ritrova anche nelle sue raccolte di poesie: pubblicò la prima a 19 anni ma la più famosa, dopo aver lavorato come critico, giornalista e insegnante, è In a Green Night: Poems 1948–1960, del 1962, che lo fece conoscere in tutto il mondo. Walcott scrisse anche un’autobiografia in versi – Another Life – e un’ottantina di opere teatrali: la più celebre è Dream on Monkey Mountain (1970), prodotta da NBC negli Stati Uniti e poi messa in scena a Broadway a New York.

Il lavoro di Walcott unisce la musicalità del testo a una densa ricerca letteraria e storica. Lui stesso raccontò in un’intervista del 1985 alla Paris Review il rapporto tra il carattere del suo paese e del suo lavoro: «Vengo da un posto a cui piace la grandeur e i gesti ampi, che non è inibito dalla fioritura: è una società retorica, è una società di prestanza fisica, è una società con stile». Nell’assegnargli il Nobel – era stato il secondo scrittore caraibico ad averlo ricevuto, dopo Saint-John Perse del Guadalupe – la giuria lo motivò dicendo che la sua è «un’opera poetica di grande luminosità, sostenuta da una visione storica, il risultato di un impegno multiculturale».

In Italia la casa editrice Adelphi ha pubblicato alcuni suoi lavori, tra cui Mappa del nuovo mondo, Isole. Poesie scelte (1948-2004), e La voce del crepuscolo

Fernando Pessoa – Ho pena delle stelle

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Fernando Pessoa – Ho pena delle stelle [10.12.1928]
(Traduzione di Antonio Tabucchi)
da “Poesie di Fernando Pessoa“, Adelphi Edizioni, 2013

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Paul Hindemith. Ludus Tonalis. 5 Interludio Pastorale
“La Notte stellata” di Vincent van Gogh

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Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo…
Ho pena delle stelle.
Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come delle gambe o di un braccio?
Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l’esser triste lume o un sorriso…
Non ci sarà dunque,
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un’altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così,
come un perdono?

Giovanni Raboni – Il dolore

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Una sonata di Beethoven per riconciliarsi con il mondo” (GRaboni)

Giovanni Raboni – Il dolore
da “A tanto caro sangue, 1988

Biografia dettagliata
http://www.giovanniraboni.it/Biography.aspx

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Ludwig van Beethoven, Piano Sonata No. 8 in C minor, Op. 13, “Pathetique”, II. Adagio cantabile

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Tu e le tue fissazioni! Mi vien voglia
di rinfacciarti le mie piaghe,
quelle sì cancrenose, immedicabili…
Ma no, sbaglio. Non io, tu sei l’erede
d’una sacra penuria,
te e i tuoi da sempre ha saccheggiato il cielo.
C’è più tristezza nel tuo lutto
per un gioco perduto, per una bambola squartata
che nel mio per il novero dei morti
che colleziono da una vita.
E’ più giusta, ha più stoffa la tua pena.
E intanto non riesco a consolarti,
mio affannato, tremante, altero amore!
Non rispondi, mi guardi
come, ma sì, come un nemico di classe
se cerco di distrarti,
se ti ricatto con la tenerezza…
Ma credimi, tesoro, che non voglio rubartelo
l’osso del tuo dolore.